La corsa

Quando Giulia si graffiò il braccio una piccola goccia di sangue cadde sulle pietre bianche del vialetto sterrato. Non ci fece caso. Le restavano gli ultimi tre chilometri di corsa, il tratto più piacevole, tra piante lussureggianti e fiori esotici. Tutto sembrava cresciuto con l’ultimo temporale, il sentiero era invaso da spine lunghe e affilate come artigli. Il parco era deserto. Solo un uomo con una busta di plastica camminava con passo deciso come se andasse incontro a qualcuno. Giulia lo superò, si asciugò la fronte con il braccio e si sporcò di sangue. Non ci fece caso. Pensò che fosse sudore, non si fermò.

Giulia svoltò a destra per imboccare il solito sentiero. All’improvviso un cespuglio che non aveva mai notato le bloccò la strada. Avrebbe voluto attraversarlo, come fanno i fantasmi con le porte chiuse, ma non riuscì a rallentare e ci finì contro. Provò un dolore intenso alla faccia e al torace, come se fosse sbattuta su schegge di vetro. Allora si fermò. Vide la mano rossa, la ferita sul braccio. Sul viso sentì il calore vischioso del sangue. Le dita erano appiccicose. Altri graffi le ricoprivano le mani e il viso. Il parco era immerso in un silenzio innaturale. Si riuscivano a sentire i passi dell’uomo che Giulia aveva superato qualche minuto prima. Si avvicinava velocemente. La busta di plastica gli sbatteva contro la gamba producendo un rumore sordo e sinistro. I cespugli si fecero più fitti e impenetrabili.

All’improvviso il parco era diventato un labirinto senza uscita. Giulia qualche volta perdeva l’orientamento, senza rendersene conto finiva in una parte del parco sconosciuta; immersa nella musica e nei pensieri riusciva sempre a ritrovare il sentiero di casa. Ma oggi era diverso. Dove diavolo era finita? Una strana sensazione di terrore si impossessò di lei. Tutto a un tratto si sentiva debolissima, i piccoli tagli continuavano a sanguinare e le gambe erano diventate di piombo. Cercò di tamponare l’emorragia con la maglietta, la tolse per fasciare alla meglio la ferita più grande sul braccio. Il sangue però non si fermava. Giulia fece ancora qualche passo in avanti e poi la vide. Una enorme pianta, una gigantesca creatura dalle foglie appuntite come lance, le impediva di proseguire. Non ebbe la forza di urlare. La voce le si spense in gola e si accasciò.

Giulia chiuse gli occhi come una mosca finita nella ragnatela di un ragno. L’uomo con la busta di plastica attraversò indenne la parete di cespugli. Riuscì a entrare senza graffiarsi e subito la vide: una giovane donna svenuta ai piedi di una gigantesca pianta carnivora. La bocca porpora si spalancò e Giulia sparì nelle sue fauci, come un insetto. –Perdonami, –disse l’uomo rivolto alla pianta –sono in ritardo. Dalla busta di plastica tirò fuori un involucro grondante di sangue. Con cautela lo depose ai piedi della mostruosa creatura verde. Le foglie ebbero un fremito e l’uomo si voltò per tornare a casa: –A domani, –disse l’uomo in ritardo.

di Giovanna Iorio

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